Ho sempre amato gli animali. Cani, gatti, volatili, ragni non faceva differenza: già da piccolo ho sempre manifestato un innato rispetto per ogni essere vivente. Ricordo che in giardino facevo l’acrobata per non calpestare le formiche!
Una volta ho inavvertitamente schiacciato un ragno: avrò avuto sei, sette anni e ricordo di aver pianto per giorni all’idea di aver tolto la vita ad un altro essere vivente.
C’erano anche animali che mi facevano paura, ovviamente. Ma mai mi sarei immaginato di ucciderli. Le api e le vespe, per esempio, mi terrorizzavano ma l’idea che una loro puntura potesse provocarne la morte mi dava un dispiacere direttamente proporzionale al dolore della puntura stessa. Ai giorni d’oggi verrei definito un bambino particolarmente sensibile. 30 anni fa ero visto semplicemente come un bambino esagerato, un pò troppo fissato con gli animali.
Ricordo che una volta mi fermai davanti alla farmacia di zona ad accarezzare un gattino: avrò avuto 8 anni e quel gattino bianco e tigrato fuori dalla farmacia aveva proprio una gran voglia di coccole. Rimasi con lui per una mezz’ora finchè mia madre, che nel frattempo aveva svolto tutte le commissioni in farmacia e nei negozietti limitrofi, non mi convinse ad andare via. “Non lo toccare troppo, se la mamma sente il tuo odore addosso a lui poi non lo verrà più a riprendere”. Per i bambini quello che dicono i genitori è semplicemente la VERITA’. Non è contemplata l’idea di fallibilità, almeno per me all’epoca era così. Ce ne andammo con l’unica precauzione di badare bene che non ci seguisse “perchè se finisce in mezzo alla strada per seguire noi poi rischia di essere investito…”. Non cercammo la fantomatica mamma gatta nei paraggi, non chiedemmo conto alla farmacista di chi fosse quel micio di due-tre mesi, non lasciammo un pò di cibo o d’acqua a quella creatura presumibilmente affamata e assetata. Semplicemente ce ne andammo a casa facendo attenzione che non ci seguisse.
A casa incalzai mia madre “ma se la mamma di quel gattino non dovesse tornare a prenderlo?”. La risposta fu “I gatti sono animali autonomi ed intelligenti, sanno cavarsela da soli…”. “ma se dovesse essere malato o avesse bisogno di aiuto? E’ così piccolo…” – “Sta bene, l’hai visto. Poi in caso QUALCUN ALTRO CI PENSERA’…”. Quel giorno feci conoscenza per la prima volta in vita mia con il concetto di “ALTRI”: una fantomatica entità astratta, una categoria inventata dalla coscienza umana per ripulirsi. Una leggenda metropolitana che a volte si materializza nelle sembianze di persone speciali che dedicano la propria esistenza a risolvere problemi che le persone solitamente sono abituate a delegare…
Quella sera fui colpito da una inaspettata e fastidiosissima eruzione cutanea: al momento di andare a dormire ero completamente pieno di bolle. La sentenza, frutto di una sommaria e facile associazione di causa-effetto, fu di totale ed indiscriminata accusa di colpevolezza verso il gattino. Una sentenza inappellabile: “Vedi cosa succede ad accarezzare gatti randagi in mezzo alla strada? Ti sia di lezione!”. Non nego che per anni a venire il ricordo di quella reazione allergica sarebbe stato impresso nella mia mente ad ogni gatto incrociato per la mia strada. Questo non mi avrebbe impedito di accarezzarli ugualmente, anche se con un pizzico di preoccupazione. Quello che però per anni mi ha condizionato irrimediabilmente è stato il grande inganno degli “altri”. Ci ho creduto davvero agli “altri”, per tanto, troppo tempo. In fondo ero un bambino prima, poi un ragazzino ed infine un adolescente che viveva in casa con i suoi genitori. Tanto discreto da non avere nelle mie corde nè il concetto di “insistenza perpetua” nè quello di “forzatura”. Quindi, per quanto mi riguardava, non essendo la casa ed il giardino dei miei aperti a tutti gli animali che incontravamo sulla nostra strada, per anni a tutte le creature indifese che incrociavo e che non mi lasciavano indifferente avrebbero dovuto effettivamente pensare gli “altri”. Ripensandoci oggi posso solo sperare che questi “altri” qualche volta ci siano effettivamente stati…
La casa ed il giardino dei miei non erano certo indiscriminatamente aperti a tutti gli animali che incontravamo ma non erano neanche off limit indiscriminatamente per tutti. Così è arrivato anche il momento del primo, indimenticabile gatto della mia vita. I miei non erano certo dei cerberi che odiavano gli animali: il veto a prenderne nasceva fondamentalmente dalla sofferenza patita in passato per la perdita di compagni di vita pelosi. “Mai più, troppo dispiacere…” è stato il loro mantra per anni. Fino a che non è arrivata nella nostra vita Nerina…
